giovedì 13 novembre 2008

Internet e le microonde

No, non intendo scrivere di innovativi sistemi di accesso “wireless” alla rete… voglio solo raccontare un episodio che mi è appena accaduto, e che mi ha portato a qualche riflessione sulla facilità di trovare (specialmente su Internet) notizie del tutto infondate spacciate per vere, da cui si traggono convinzioni del tutto errate.

Qualche giorno fa mia moglie è tornata a casa uno pseudo-giornale che gli avevano venduto (per ben 3 euro!) in un supermercato "biologico"; questa pubblicazione tratta diversi argomenti, dagli OGM all’agricoltura biologica, fino ai rimedi naturali per i malanni di stagione.

Ma quello che ha colpito la nostra attenzione è stato un articolo intitolato “I forni a microonde sono pericolosi per la salute”. Io non sono un medico, un chimico o tantomeno un biologo, ma già ad una prima lettura mi è sembrato un insieme di inverosimili idiozie; ma, principalmente per convincere mia moglie e portarle qualche prova concreta, mi sono deciso a fare qualche indagine su Internet.

Con una semplice ricerca sui siti italiani sull’eventuale dannosità dei forni a microonde, a parte ovvi discorsi sulla pericolosità intrinseca delle microonde stesse (ma i forni attuali sono sicurissimi, se non vengono danneggiati), l’unico articolo che si trova è lo stesso presente sulla rivista, a volte con qualche variante (anche molto estesa) o aggiunta. E lo si ritrova ripetuto centinaia di volte, principalmente in blog, siti di medicina alternativa o simili. Il fatto che sia l’unico risultato che si trova è sospetto, ma non è una prova che sia un’idiozia. Per completezza, ecco il link ad uno dei tanti siti che riportano l’articolo:

http://www.laleva.cc/ambiente/microonde.html

A fatica si trovano un paio di siti italiani che cercano di controbattere in modo razionale e argomentato ai discorsi presenti nell’articolo. Neanche il sito del mitico Paolo Attivissimo si è (ancora?) occupato della questione. Un paio di pezzi interessanti si possono leggere su:

http://ulisse.sissa.it/chiediAUlisse/domanda/2004/Ucau040313d002

http://allarovescia.blogspot.com/2008/04/forno-micro-onde.html

Estendendo la ricerca ai siti in lingua inglese, invece, si riescono a trovare molti più articoli che demoliscono la tesi sulla pericolosità dei forni a microonde. Mi è piaciuto molto l’articolo sulla rivista Skeptic che potete trovare qui, e anche il pezzo che potete leggere qui.

Ma, a parte il fatto che mi sono ancor più convinto che la cottura al microonde è più salutare di ogni altro metodo, a cosa mi è servita questa esperienza?

Sostanzialmente a riflettere su alcune questioni:

  • Su quanto siamo “creduloni” e ci facciamo impressionare da quello che leggiamo: basta che un articolo sia scritto (non importa dove) e infarcito con termini scientifici, riferimenti a eventi più o meno vaghi e “prove” di esperimenti, che a noi pare vero. Se poi l’articolo in questione si scaglia contro la tecnologia accusandola di ogni male… allora deve per forza essere vero!
  • Su quale sia il potere in mano a chi fa informazione, e quanto sia più facile fare il “copia e incolla” da Internet di una “notizia” piuttosto che verificare le fonti e cercare di appurarne la veridicità. E dire che ci vuole così poco per effettuare qualche ricerca…
  • Su quanto sia facile su Internet costruirsi una reputazione del tutto falsa, che quindi può dare credibilità alle proprie affermazioni: ad esempio, il “protagonista” indiscusso dell’articolo incriminato è un sedicente dottor Hans-Urich (o Ulrich) Hertel, che sembra essere un serissimo scienziato perseguitato dal mondo intero, in particolare dal governo svizzero che ha fatto di tutto per metterlo a tacere e nascondere i risultati delle sue ricerche. In realtà si tratta di un agronomo svizzero, fondatore di un’organizzazione chiamata “World Foundation for Natural Science” (vi consiglio il sito per farvi quattro risate) e condannato dalla giustizia svizzera per razzismo e anti-semitismo (“Skeptic” riporta che una sua frase sul popolo ebraico sarebbe: “they have no right to exist”… e ho detto tutto). Ma, più che altro, le sue ricerche sono prive di una qualsiasi validità scientifica e i risultati sono del tutto opinabili (tanto che il professor Blanc, co-autore dell’esperimento sui forni a microonde, ha preso le distanze dalle conclusioni tratte da Hertel che furono pubblicate senza il suo consenso).

Insomma, attenzione a quello che leggiamo (specialmente su Internet, ma non solo), se possibile verifichiamole prima di diffonderle... e forza col forno a microonde!

venerdì 29 agosto 2008

12 agosto: sulla cima del Monte Vettore

Come mi accade da qualche anno a questa parte, anche questa estate ho passato parte delle mie (sudate) ferie a Castel Sant’Angelo sul Nera, paese situato all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Ne ho approfittato per effettuare qualche giro in mountain bike e alcune escursioni, due delle quali in gruppo, accompagnato da una guida ufficiale del parco.

La prima di queste due escursioni è stata la “conquista” della cima del Monte Vettore (il più alto dei Sibillini) a partire da Colle di Montegallo, che ho effettuato il 12 agosto; la descrizione che potete trovare sul sito delle guide è: “[…] in vetta alla montagna più alta dei Monti Sibillini seguendo un itinerario coinvolgente e segreto, attraversando un versante unico per imponenza, riconoscibile da tutte le Marche”… bello, no? La nostra guida si chiama Fabio, molto bravo, preparato e estremamente simpatico.

Qui accanto potete vedere l’itinerario percorso; è stato veramente un bel giro, siamo partiti alle 8.30 da Colle di Montegallo (1), a quota 1.030, dove siamo tornati poco prima delle 18.00: quasi 8 ore di cammino, escludendo le soste, per un dislivello totale di 1.455 metri (come riporta il mio fedele altimetro).

Il primo tratto, abbastanza agevole, ci porta prima alla chiesa di Santa Maria in Pantano (dove ci fermeremo al ritorno per fare qualche foto) e poi, verso le 9.45, ad una fonte (2), intorno a quota 1.500; qui beviamo abbondantemente (comincia a fare caldo), senza dimenticare di riempire le borracce, visto che è l’ultima sorgente d’acqua che incontreremo nella nostra salita.

Dalla fonte inizia l’ascensione, che si fa via via sempre più ripida, e che ci permette di raggiungere con lo sguardo porzioni sempre maggiori delle Marche (e non solo) verso est: i Monti della Laga, Ascoli, il massiccio del Gran Sasso, fino al Conero e al mare Adriatico! Durante la salita abbiamo anche la fortuna di vedere un’aquila reale sopra di noi, che compie ampi giri, con intorno alcuni gheppi che provano inutilmente a cacciarla dal loro territorio… Che spettacolo!

Camminiamo seguendo la costa della montagna fino a (3), dove con un ampio “zig-zag” saliamo sulla cresta (circa m. 2.300). Da qui il cammino è abbastanza agevole fino alla cima del Monte Vettore (4) (circa m. 2.470), dove arriviamo un po’ prima delle 13.00.

Foto di rito, pranzo al sacco (e, nel mio caso, mangio veramente “un sacco”…), completato da un caffè (corretto al Varnelli) preparato dalla nostra guida, attrezzata con fornello a gas e caffettiera: un bel “valore aggiunto” ad un’escursione già bella di suo.

Intorno alle 14 ripartiamo, ma non torniamo indietro sulla strada dell’andata: prendiamo un sentiero (poco segnato) che prosegue in cresta, passando tra le altre per la cima del Monte Torrone (5). Finita la parte in cresta, poco dopo le 16.00, intorno a quota 1.950, tagliamo per un pratone che ci fa perdere quota molto rapidamente, e andiamo a riprendere il sentiero segnato (6). Intorno alle 16.45 siamo nuovamente alla fontana dove beviamo avidamente (che caldo!); da qui, verso le 17.30 arriviamo alla chiesa di Santa Maria in Pantano (intorno ai 1.200 metri).

Qualche foto di rito alla chiesa (risalente al IX secolo, ma restaurata più volte, e attualmente chiusa) e poi meno di mezz’ora per arrivare a Colle di Montegallo, dove tutti abbiamo lasciato l’auto.

Insomma: una giornata di sole splendente, una gita estremamente panoramica ed appagante (impreziosita dall’avvistamento dell’aquila), una compagnia piacevole e divertente (Fabio in primis)… cosa chiedere di più?

venerdì 25 luglio 2008

Calcetto 24 luglio

Sono contento della partita di ieri, così la stagione si è chiusa con un bell’incontro, addirittura in 5 contro 5. Come ho detto ai presenti di ieri sera, infatti, le nostre attività calcistiche riprenderanno a settembre, dopo le ferie estive. Con l’augurio che la nuova stagione sia meno travagliata di quella appena conclusa, visto che quest’anno abbiamo giocato solo 5-6 volte…

Clima ideale per giocare, ieri sera, con una temperatura calda ma non troppo, e con poca umidità; campo di (quasi) nuova generazione, e squadre così schierate:

Squadra A: Valerio, StefanoLV, Sebastiano, Franco, SergioG

Squadra B: SergioB, FabrizioT, Ugo, Pietro, io

Il grande ritorno di Fabrizio dopo mesi (ma che dico mesi: anni!) di assenza, e un paio di esordi assoluti (Seba e Pietro) vanno a completare quello che sembra essere un “nocciolo duro” di fedeli partecipanti.

La partita è molto equilibrata, per più di mezz’ora si rimane inchiodati sullo 0 a 0. È la squadra B ad andare vicina al gol in più occasioni, ma la rete non arriva, vuoi per imprecisione, vuoi per bravura degli avversari, vuoi per sfortuna (2 pali).

Come sempre succede in questi casi, alla fine è la squadra A a segnare; a questo punto, un po’ per la demoralizzazione, ma principalmente per la mancanza di una condizione atletica accettabile, la squadra B va un po’ nel pallone (e, anche se si gioca a calcetto, la cosa non è positiva…). Gli attacchi sono frenetici e poco organizzati, si va in avanti ma non si torna a difendere, i tiri effettuati risentono della mancanza di lucidità… insomma, “PIM, PUM, PAM!” la squadra A ne fa altri 3, e tutti a casa (anzi, negli spogliatoi) con un bel 4 a 0.

Io che ho giocato nella squadra B direi che il risultato è un po’ bugiardo e non rispecchia i valori in campo ma, visto che non ci giochiamo niente (se non l’onore), va bene così!Appuntamento a settembre e mi raccomando: non trascuriamo la preparazione atletica, tutti in ritiro in montagna in modo da essere pronti per la nuova stagione!

A presto!

mercoledì 9 luglio 2008

Calcetto 8 luglio

Dopo quasi un mese di assenza, eccoci nuovamente in campo all’Oasi Club; la serata è calda ma non troppo, il campo è in buone condizioni, il pallone è “a rimbalzo controllato” (vale a dire abbastanza sgonfio e non così semplice da trattare)… ma non sarà questa la cosa peggiore: il brutto della serata è che si è giocato in nove!

Per questo motivo, nonostante abbia giocato nella squadra da 5, non mi sono divertito molto: ho corso poco e male, e giocato peggio, anche se alla fine ho segnato 2 dei 7 gol della mia squadra. Non c’è niente da fare, quando siamo in 9 non riesco proprio ad “entrare in partita”, specialmente se gioco in superiorità numerica; e questa stessa impressione l’ho raccolta anche da altri partecipanti e l’ho percepita in campo, dove mi è sembrato che il livello di cazzeggio e di chiacchiera fosse ben superiore alla media.

Da segnalare che, di 9 partecipanti, solo uno (Sergio B) era “esterno” ad Italtel: segno di un grande rinnovamento della composizione dei partecipanti, visto che, quando è nato questo appuntamento sportivo, di Italtel c’eravamo solo io e Sergio (G). E anche sintomo del fatto che ormai dei partecipanti “storici”, anche dei più affezionati, ormai rimangono solo lievi tracce.

Inizialmente ci siamo schierati in questo modo:

Squadra A: Sergio B, Claudio S, Sergio G, Francesco S, Io

Squadra B: Franco, Alessandro C, Francesco O, Valerio

La Squadra A, in superiorità numerica, è ovviamente riuscita a controllare (abbastanza) agevolmente l’avversario ed è sempre stata in vantaggio, prima sul 4-1, poi sul 5-2, infine sul 6-3.

A questo punto (a 15 minuti dalla fine dell’ora) abbiamo avuto la bella idea di invitare uno “straniero” che stava correndo da solo sul campo accanto al nostro; in condizioni di parità numerica, la Squadra B è arrivata fino al 6 pari, subendo però il gol del 7-6 per la Squadra A subito prima della dipartita dello straniero che ha raggiunto i suoi amici, nel frattempo arrivati e pronti ad iniziare la loro partita.

Nuovamente in superiorità numerica e in vantaggio, però, la Squadra A non è riuscita ad evitare il pareggio della Squadra B, giunto pochi istanti prima della fine della partita. Alla fine un pareggio tutto sommato giusto.

Alla prossima partita!

martedì 8 luglio 2008

Bruce Springsteen, San Siro, 25 giugno 2008

Dopo due settimane dall’Evento, finalmente mi decido a scrivere due righe (grazie al weekend scorso)… Sto parlando del magnifico concerto di Bruce Springsteen di mercoledì 25 giugno 2008 allo stadio San Siro di Milano! Come potete vedere dal biglietto qui accanto, io c’ero! Per questo, devo sicuramente ringraziare il mio “capo” che, dovendo io andare in trasferta a Milano per lavoro, mi ha permesso di scegliere liberamente la data della trasferta, e io ovviamente ho scelto il 25!

Arrivo in auto in zona San Siro intorno alle 19 e, nonostante i foschi presagi, non trovo un traffico esagerato, né fatico più di tanto a parcheggiare; dopo un giro intorno allo stadio, finalmente trovo l’entrata giusta e mi arrampico fino al secondo anello, raggiungendo il mio posto. Il pit e il prato sono quasi pieni, gli spalti un po’ meno ma si riempiranno prima dell’inizio dello spettacolo. Guardo con un po’ di invidia chi è vicino al palco, che io vedo lontano lontano, ma certo non invidio loro la fatica che hanno dovuto fare per conquistare la loro posizione privilegiata. C’è chi si è accampato davanti ai cancelli dello stadio fin da sabato! Quattro giorni prima! Pazzesco…

Il concerto è iniziato alle 20.50, con una ventina di minuti di ritardo. Dico subito le poche cose negative, così non ci penso più: prima di tutto l’acustica, veramente pessima, specialmente nelle prime canzoni, poi è lievemente migliorata, ma non molto. E poi il coinvolgimento del pubblico attorno a me è stato veramente minimo: va bene che non tutti i presenti potevano essere fan e conoscere tutte le canzoni a memoria, però nella mia zona quasi tutti hanno seguito il concerto da seduti (!) e non hanno dato molti cenni di partecipazione… due persone accanto a me se ne sono andate prima di Badlands!

A parte questo, tutto è stato perfetto, Bruce e la band erano in forma smagliante (nonostante che praticamente tutti siano intorno ai 60, e Big Man più vicino ai 70), hanno cantato, suonato e ballato per tre ore senza interruzione… sicuramente alla fine ero più stanco io! La scaletta è stata eccezionale, un concentrato di rock & roll con alcune “chicche” realmente insperate. E poi è stata stravolta completamente rispetto a quella inizialmente prevista (che riporto qui), modificata “al volo” in base alle richieste del pubblico e all’estro di Bruce; senza dimenticare che, fino a questo momento, è stata la setlist più lunga di tutto il tour, ben 29 canzoni, a dimostrazione del particolare rapporto del boss con l’Italia e ancor più con Milano.

Alle 20:50 Bruce sale sul palco con la band, tutti vestiti di nero, e ci chiede “ciao Milano, fa abbastanza caldo?” e continua: “con noi lo farà ancora di più”! E si comincia!

01. Summertime Blues: cover di una canzone di Eddie Cochran e Jerry Capehart della fine degli anni ’50, cantata da tantissimi artisti come i Beach Boys, The Who, Buddy Holly, ecc. (informazioni raccolte su Wiki, sennò chi sapeva tutti ‘sti dettagli!). Un ottimo modo per scaldare l’ambiente!

02. Out in the Streets: se qualcuno ancora era rimasto seduto, ecco l’invito di Bruce ad uscire in strada per divertirsi!

03. Radio Nowhere: uno dei pezzi migliori dell’ultimo album, e secondo me dal vivo ci guadagna anche.

04. Prove it all Night: bel pezzo da Darkness, ormai un classico, visto che il disco quest’anno compie 30 anni…

05. Promised Land: altro pezzo da Darkness, uno dei miei preferiti, e non solo dei miei: come sempre, l’attacco dell’armonica è stato accolto da un boato.

06. Spirit in the Night: qui andiamo ancora più indietro nel tempo, al ’73, con uno delle canzoni che ho sentito più volte dal vivo, anche se di concerti non ne ho seguiti poi molti… Mi piace, ma non ci vado matto; comunque il testo è, come sempre per canzoni di quel periodo, un vero e proprio racconto.

07. None but the Brave: prima canzone richiesta dal pubblico, e prima “chicca” della serata; io non l’avevo mai sentita dal vivo, e con me credo molti altri a San Siro! Una canzone molto bella e mai uscita in album ufficiali, se non nella raccolta “The Essential Bruce Springsteen”. Grande!

08. Candy’s Room: altra canzone di Darkness, e altra grande canzone. E poi dal vivo è fantastica, trasmette un’energia unica.

09. Darkness on the Edge of Town: ovviamente, altro pezzo dall’album omonimo. Bello bello, ma il meglio deve ancora arrivare.

10. Hungry Heart: altra richiesta del pubblico, una canzone molto divertente da “The River”. L’impressione è che si siano divertiti anche loro a suonarla!

11. Darlington Country: pezzo che lega molto bene col precedente, movimentato, divertente e scanzonato.

12. Because the Night: per me, il pezzo forte della serata! Canzone composta da Bruce e poi “prestata” a Patti Smith che la adattò e pubblicò nel ’78, Bruce non l’ha mai pubblicata in un album ufficiale, se non nel live. Grandissima carica ed energia, un fantastico pezzo rock che ha esaltato le doti di Nils alla chitarra in un assolo da brividi!

13. She’s the One: un altro pezzo che mi piace ma non è tra i miei preferiti, comunque anche stavolta dal vivo è stato grande, intensa come poche! Martellanti Max alla batteria e Garry al basso!

14. Livin’ in the Future: dal nuovo album, mi piace poco, anche se dal vivo un po’ migliora… ma non poi molto!

15. Mary’s Place: canzone che, secondo me, dal vivo ci guadagna moltissimo, è assolutamente impossibile stare fermi! Turn it up!!

16. I’m on Fire: prima pausa più “intimista” del concerto, con Bruce che si va a sedere al bordo del palco, a pochi centimetri dalla prima fila del pit, dove viene raggiunto da Nils.

17. Racing in the Streets: bellissima! Il momento “soft” continua con una canzone unica, che inizia con solo Roy al piano e la voce di Bruce, e poi entra il resto della band… uno dei momenti migliori del concerto!

18. The Rising: veramente bella dal vivo, con tutto lo stadio che canta in coro… Come on up for the rising!

19. Last to Die: questa sull’album mi diceva poco, invece dal vivo l’ho trovata niente male! Certo, i “classici” sono un’altra cosa…

20. Long Walk Home: parla forse di Milano? È stato un lungo cammino per arrivare a casa? Bel pezzo, Bruce!

21. Badlands: una sola parola: MITICA! Canzone potentissima, martellante, energica, bellissima!

Qui fanno tutti finta di uscire, ma dopo pochi secondi si ritorna per gli “encores”:

22. Girls in Their Summer Clothes: non ci siamo, non mi piace sul disco, non mi è piaciuta dal vivo, insomma non mi piace!

23. Detroit Medley: non avrei mai pensato di ascoltarlo, è un pezzo che ormai fa molto raramente, puro rock & roll! Da far crollare lo stadio! Da quello che ho letto, l’ha fatto perché richiesto tramite uno striscione presente sugli spalti, che gli ha fatto notare Little Steven.

24. Born To Run: il suo pezzo forte, anche se gli anni passano siamo sempre tutti nati per correre!

25. Rosalita: che bello sentirla! È un pezzo che mi diverte molto, anche se non conosco tutto il testo lo canto sempre… immaginate voi cosa esce fuori!

26. Bobby Jean: canzone molto nota da “Born in the USA”, triste e struggente quanto basta; immagino sia stata dedicata a Danny (il tastierista della e-street band deceduto qualche mese fa), ma non mi sembra lo abbia detto… è solo la mia immaginazione?

27. Dancing in the Dark: una delle canzoni più “pop” del nostro, non ci vado pazzo ma è sempre piacevole cantarla tutti insieme.

28. American Land: l’unico brano dall’album-tributo a Pete Seeger che esegue nel tuor; l’esecuzione mi è piaciuta molto, una particolarità è che mentre la cantava il testo scorreva sul maxi-schermo alle spalle del palco, per una specie di “karaoke”… peccato che dalla mia posizione una buona porzione dello schermo era coperta!

29. Twist And Shout: normalmente i concerti terminano con “American Land” e, infatti, la band stava lasciando il palco… quand’ecco che il grande Bruce decide di regalarci un’altra “chicca”, e attacca le prime note di questo fantastico pezzo rock & roll!! Una canzone portata al successo (almeno al grande pubblico) dai Beatles, ma in realtà non è loro (su Internet ho trovato che è stata scritta da Phil Medley e Bert Russell, e i primi a cantarla sono stati i "Topnotes”… tanto per la precisione!).

A questo punto, dopo 3 ore esatte di concerto, Bruce e la e-street band lasciano definitivamente il palco, salutati dal boato di sincero ringraziamento e amore del pubblico: un concerto fantastico! Io me ne vado, stanco, assordato, ma felice di aver assistito ad uno spettacolo veramente unico, e orgoglioso di poter dire: io c’ero! Spero solo di poter assistere ad altri concerti di questa portata!

venerdì 13 giugno 2008

Calcetto 11 giugno

Sono passati ben quattro mesi dalla precedente partita di calcetto! E dire che nel post relativo all’incontro del 13 febbraio esprimevo l’augurio di poter giocare nuovamente entro breve tempo…

In ogni modo, trascurando queste divagazioni: si gioca all’Oasi Club, un gradito ritorno al circolo che ci ha visti protagonisti per tanto tempo, quando l’appuntamento del lunedì sera era sacro ed inviolabile.

C’è una leggera pioggia, ma solo per i primi minuti, poi il tempo regge e le condizioni di gioco sono più che buone, con una temperatura intorno ai 20°; poco dopo le 20 siamo già in campo in otto, così si può iniziare.

A ranghi completi, le squadre sono così composte:

Squadra A: Ugo, StefanoLV, AlessandroG, SergioB, Io

Squadra B: Sergio G, ClaudioS, FrancescoS, Franco, AlessandroC

Insomma, una squadra B “tutta Italtel” contro una squadra A che vanta solo il sottoscritto a sostenere l’orgoglio del trilobo (il “trilobo” è il logo di Italtel, per chi non lo sapesse)!

Prima dell’inizio l’impressione è che la squadra B sia leggermente più forte, sicuramente dotata di maggiore tecnica, ma le cose in campo andranno diversamente…

La squadra A, infatti, si porta rapidamente sul 3 a 0, di fatto demoralizzando e disunendo gli avversari, che si vedono rifilare anche il quarto gol dopo mezz’ora di gioco.

A questo punto, per movimentare un po’ la partita, un mio passaggio “geniale”, non compreso dai miei compagni, apre il contropiede degli avversari, che possono agevolmente accorciare le distanze, portandosi sull’1-4.

Poco dopo però, a frustrare ogni velleità di rimonta, un gol-autogol un po’ fortunoso permette alla squadra A di portarsi sul 5-1; da qui alla fine, un gol per parte fissa il risultato sul 6-2 finale.

Una partita non troppo combattuta, quindi, ma a mio dire ugualmente piacevole e divertente. Da segnalare è stato l’esordio assoluto di ben 4 nuovi membri del nostro “club del calcetto”, che nella mailing list hanno sostituito alcuni elementi "storici", ma che ormai non giocavano da anni. Un benvenuto a queste "forze fresche" (si fa per dire, visto che nessuno è propriamente un ragazzino...).

L’imperativo è che questa partita non sia un caso isolato; è necessario quindi che ci si impegni tutti, in modo che il prossimo match si giochi il più presto possibile… facciamo la prossima settimana?

giovedì 5 giugno 2008

Sono tornato!

Sono tornato! Dopo più di un mese di assenza, finalmente ho qualche minuto per scrivere due righe. Ad essere del tutto onesto, in queste settimane anche in altre occasioni avrei potuto trovare il tempo di scrivere un post; ma mi mancava la necessaria serenità, nell’ultimo mese sono stato completamente assorbito dai lavori in casa e dal successivo trasloco.

Ebbene sì: ci siamo trasferiti nella nuova casa! La scorsa settimana abbiamo completato il trasloco, i mobili sono stati rimontati e piano piano ci stiamo sistemando; in realtà, a volerla dire tutta, siamo ancora (abbastanza) in alto mare: ci sono decine di scatoloni da aprire per mettere a posto il relativo contenuto, i lampadari da appendere, qualche mobile (made in Ikea) da montare, un po’ di cose da attaccare alle pareti (quadri, appendini vari, ecc.), gli accessori del bagno da comprare… immagino che sarà così ancora per qualche mese! Ma non c’è problema, le lampadine che pendono dai soffitti, ed illuminano gli scatoloni di cartone, fanno così “arte povera”!

Però siamo contenti, e non solo perché è tutto finito! A proposito, se stai pensando di cambiare casa: pensaci bene! Il trasloco è un vero massacro, per non parlare dei lavori in casa (dei quali mi sono già lamentato nel post precedente).

Adesso però basta, dalla prossima volta cambierò argomento. E pensare che inizialmente volevo scrivere nel blog solo di lavoro e tecnologia…

martedì 29 aprile 2008

Un periodo intenso

In questo periodo non riesco ad aggiornare con continuità questo mio blog; ai “normali” impegni lavorativi e familiari, infatti, si è aggiunta una crescente attività che culminerà nella seconda metà di maggio, quando ci trasferiremo nella casa nuova (quella vicino al Parco della Caffarella, del quale ho parlato in un mio post di febbraio).

Al momento la casa è un vero cantiere, anche se ormai si intravede la luce alla fine del tunnel (è più di un mese, infatti, che i lavori vanno avanti). Il coordinamento di tutte le attività necessarie al completamento dei lavori ha messo a dura prova le mie capacità di “project management”, nonché le mie sottili arti diplomatiche, e mi ha permesso di imparare tante cose nuove (ad esempio, non avevo mai sentito parlare prima di “jolly” delle piastrelle…).

Coordinare e sincronizzare gli interventi di muratori, idraulici, elettricisti, pittori, piastrellisti, falegnami, parquettisti, trasportatori, nonché i fornitori di sanitari, rubinetteria, piastrelle, carta da parati, mobili vari, ecc. a volte è stato un po’ problematico, ma alla fine sembra che tutto si stia risolvendo per il meglio! OK, preferisco non parlare, è meglio non vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato!

Spero quindi che, una volta che i lavori saranno ultimati e tornerò al mio "tran tran" quotidiano, potrò ricominciare a scrivere con maggiore regolarità, magari anche di argomenti più interessanti. A presto!

venerdì 4 aprile 2008

Il petrolio sta finendo?

Qualche settimana fa ho visto una puntata di Report che trattava il tema dell’energia, del timore dell’esaurimento dei combustibili fossili e della necessità di affidarsi a fonti energetiche “alternative”. Ritengo che Report sia una delle trasmissioni migliori della televisione italiana, ma in alcune puntate si evidenzia un difetto: la mancanza di un contraddittorio, di voci che esprimano tesi ed opinioni differenti. Ad esempio, questo è avvenuto in una puntata (se non sbaglio) della scorsa stagione, in cui veniva mostrato un filmato “complottista” sull’11 settembre: la realtà è che il documentario era (all’epoca) vecchio di due anni e conteneva molto materiale obsoleto e ormai ritenuto errato (e ridicolo) anche dagli stessi complottisti; in quella occasione mancavano totalmente interviste ad esperti o tecnici che potessero confutare le tesi complottiste (che già si erano dimostrate errate), rendendo l’inchiesta inutile e a tratti anche fastidiosa.

Ma torniamo alla puntata sull’energia. La tesi sostenuta è che ormai i combustibili fossili (ed, in particolare, il petrolio) stanno per esaurirsi o, più precisamente, che la capacità estrattiva non riesce a stare dietro alla crescente richiesta (in particolare da economie in espansione come la Cina) e che non sarà possibile aumentare la produzione ancora per molto tempo: il “picco” della produzione, secondo alcune analisi (ad esempio quella dell’ASPO, “Associazione studio picco petrolio e gas”), si raggiungerà nel 2010. È quindi indispensabile investire pesantemente nelle fonti rinnovabili, ma probabilmente non c’è tempo a sufficienza e quindi, secondo alcuni analisti, ci aspetta una crisi energetica di proporzioni mondiali.

Fermo restando che io sono pienamente d’accordo sulla necessità di svincolarci dal petrolio e dagli altri combustibili fossili (se non altro per problemi di inquinamento e di bolletta energetica), la domanda che mi pongo è se tutto questo allarmismo sia giustificato. I miei dubbi sono alimentati anche dalla lettura, un paio di anni fa, di un interessante libro (ormai introvabile in Italia) dal titolo “l’ambientalista scettico”, di Bjorn Lomborg, uscito nel 2001. L’autore è un (ex) membro di Greenpeace che, cercando di dimostrare scientificamente, dati alla mano, le sue tesi ambientaliste, si è convinto dell’esatto contrario: non è vero che la situazione dell’ambiente ed, in genere, le prospettive del nostro pianeta siano così negative come ci vogliono far credere gli ambientalisti.

Cercando su Google il nome di Lomborg, si trovano pareri in suo favore e altri estremamente critici; io non sono un esperto in materia, quindi non ho gli strumenti per poter giudicare con cognizione di causa la correttezza di una posizione o dell’altra… certo è che alcune conclusioni di Lomborg, spiegate e dimostrate attraverso un’impressionante mole di dati, sembrano difficilmente attaccabili (a meno di non confutare i dati di partenza, come fanno alcuni “detrattori”). Prendiamo ad esempio il capitolo sull’energia, tanto per restare in tema (ma il libro tratta anche di inquinamento, di riscaldamento globale, di deforestazione, di sovrappopolazione, e così via).

Da sempre il petrolio sta per esaurirsi, secondo le previsioni di “Cassandre” più o meno autorevoli; ad esempio, un gruppo di scienziati pubblicò nel ’72 uno studio che ebbe una notevole influenza (“i limiti dello sviluppo”, citato anche da Report), che “dimostrava” l’esaurimento del petrolio e di molte altre risorse prima del 1992. E’ vero che il prezzo del petrolio è salito enormemente, in particolare negli ultimi tempi (dal 1999 ad oggi), ma questo, da quello che ho letto, non è dovuto ad un imminente esaurimento dei pozzi. (ad esempio, qui potete trovare un interessante articolo sulle motivazioni degli aumenti del greggio).

In sintesi, e semplificando notevolmente, Lomborg sostiene che:

  • Il petrolio c’è, basta cercarlo bene: vanno effettuate le ricerche per scoprire nuovi giacimenti. In molti paesi, invece (in particolare dell’OPEC), le ricerche sono effettuate molto raramente, perché costose: è più redditizio sfruttare i pozzi già aperti.
  • Grazie all’avanzamento delle tecnologie, lo sfruttamento delle risorse note può avvenire in maniera più efficiente, il che può portare ad un aumento del rendimento di ciascun pozzo e alla possibilità di sfruttare giacimenti che fino a poco fa era troppo costoso o difficile utilizzare.

Inoltre, visto che l’oggetto del contendere non è il petrolio, ma l’energia, vanno considerate anche le altre risorse, vale a dire:

  • Altri combustibili fossili: gas (meno inquinante, ma più difficile e costoso da trasportare rispetto al petrolio), carbone fossile (più inquinante); Lomborg cita anche le sabbie bituminose e l’olio di scisto, dai quali si può estrarre petrolio, anche se con procedimenti complessi e quindi costosi (ma col petrolio sopra i 100$ potrebbe iniziare ad essere conveniente…). Lomborg cita fonti secondo le quali l’olio di scisto è 242 volte più abbondante del petrolio.
  • Energia nucleare: a parte problemi di sicurezza e scorie radioattive, la questione da affrontare è l’efficienza energetica e gli alti costi; si spera nella fusione, ma è ancora lontana (nel libro si parla del XXII secolo).
  • Energie rinnovabili: attualmente forniscono una porzione trascurabile della produzione di energia (0,6% nel 2000, dati EIA), ma è probabile che la situazione cambi. I costi del solare e dell’eolico sono calati del 94-98% negli ultimi 20 anni, e sono sul punto di diventare redditizi. La quantità di energia a disposizione è difficilmente immaginabile: ad esempio il sole irradia una quantità di energia pari a circa 7000 volte il consumo totale attuale (dati del 1997), e (tanto per dare un’idea) l’intero fabbisogno potrebbe essere soddisfatto da un impianto di celle solari che ricopra meno del 2,6% del deserto del Sahara (ossia un quadrato di meno di 500 km di lato).

Le conclusioni di Lomborg quindi sono orientate all’ottimismo: il petrolio non si sta esaurendo, e (considerando anche gli altri combustibili fossili) abbiamo ancora circa 5.000 anni (!) di energia, a livello di consumo attuale (ossia del 2001). Quindi c’è il tempo per affinare e perfezionare lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, della fusione nucleare e di chissà quale altra diavoleria riusciremo ad inventarci.

Come dicevo precedentemente, non ho le conoscenze o l’esperienza né per confutare né per confermare le tesi di Lomborg; alcune previsioni nel capitolo si sono rivelate errate, come le stime sull’andamento del prezzo del petrolio, e alcune conclusioni mi sembrano un po’ semplicistiche, in particolare sulla possibilità di utilizzare il petrolio contenuto negli scisti bituminosi. Volevo comunque mostrare una voce “fuori dal coro” che i media ci presentano quotidianamente sul baratro che ci sta aspettando.

L’idea che mi sono fatto è che siamo di fronte ad una transizione complessa, un periodo in cui bisognerà gestire una risorsa che sarà più cara e scarsa di quanto siamo abituati; ma probabilmente ce ne sarà ancora per qualche decennio, che spero (e credo) saranno sufficienti per la transizione verso fonti alternative. In questo senso, voglio sposare l’ottimismo di Lomborg, anche perché ritengo che il catastrofismo non aiuti!

Vorrei infine segnalare il blog di Giuseppe Bertoncello che, tra gli altri argomenti, tratta questo tema in maniera più approfondita ed autorevole di quanto possa fare io. Sono molto interessanti entrambi i post (questo e quest’altro) sul tema petrolio ed energia, nonché tutti i commenti (pro e contro) che si possono leggere.

Chiudo con una frase di Ahmed Zaki Yamani, ex ministro del petrolio e delle risorse naturali Saudita e uno dei fondatori dell’OPEC: “L’età della pietra non finì perchè finirono le pietre; anche l’età del petrolio giungerà a termine, ma non sarà per mancanza di petrolio”.

Ciao!

giovedì 13 marzo 2008

Best blogs

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Qualche giorno fa, The Observer ha pubblicato la lista dei 50 blog più importanti e influenti del mondo; stranamente non è citato questo mio blog, ma forse solo perché ho cominciato da troppo poco tempo… :-)

Per “orgoglio nazionale” non posso non citare la presenza al nono posto del blog di Beppe Grillo, la cui fama, dopo l’innegabile successo di iniziative come il V-Day, ha varcato i confini nazionali!

Il podio è composto da:

Vero e proprio “giornale” sul web, creato dalla milionaria Arianna Huffington, che ospita sul suo blog anche articoli di giornalisti professionisti e celebrità. Politica, attualità, cronaca, spettacolo, economia: tutti gli argomenti sono trattati su questo blog, in una maniera decisamente progressista e liberale. Questo sito è la dimostrazione che, anche su Internet, il successo è spesso figlio di una saggia campagna di marketing e di buone disponibilità economiche…

Un “elenco di cose meravigliose”, come recita il sottotitolo; al momento si può trovare ad esempio un articolo su un modello di pantaloni ricavati dalle tende dell’esercito inglese della Seconda Guerra Mondiale. Ma, più che altro, ci sono notizie di tutti i generi, per lo più “strane”, alternative, vale a dire introvabili sui canali “tradizionali”; insieme a prese di posizione che vanno contro i “poteri forti”. Per questo, Boing Boing rappresenta uno dei siti simbolo di Internet come un mezzo di espressione libero dai condizionamenti dei governi e delle grandi corporation.

Secondo “The Observer”, quando si parla di tecnologia e di web, questo è il blog per eccellenza; anche questo non si fa mancare una vena di aggressività e di polemica verso i media tradizionali e i poteri costituiti, secondo il “vero” spirito libero di Internet.

Come tutte le classifiche, anche questa è opinabile, e ha suscitato molte reazioni negative, per la presenza di alcuni siti e l’assenza di altri; probabilmente sarebbe stato più onesto (e avrebbe sollevato meno polemiche) chiamarlo “i 50 blog preferiti da noi all’Observer”!


Some days ago, The Observer published the list of the 50 most important blogs in the world; what’s strange, this blog is not mentioned, maybe because I started blogging just a few weeks ago… :-)

For “national pride”, I have to mention the presence, at the ninth place, of Beppe Grillo’s blog: it seems that his notoriety has crossed the Italian border, probably after the undeniable success of the “v-day” and other initiatives like this one.

The first three blogs are:

It’s a real web-based journal, created by the millionaire Arianna Huffington, who hosts on her blog also articles from professional journalists and celebrities. Politics, reports, news, entertainment, business: all subjects are discussed on this blog, in a definitely progressive and liberal way. It’s the demonstration that, on the Internet too, success is the consequence of a good marketing campaign and great financial means…

“A Directory of Wonderful Things”, as you can read in the subtitle; as an example, in this moment you can find a post about some trousers obtained from recycled WWII British army tents. More than this, there are news of all kinds, mainly “weird”, alternative, i.e. that you can’t find on traditional media; together with ultra-liberal political comments from the authors. For these reasons, Boing Boing is a model for everybody that considers Internet as a media free from all conditionings from governments and corporations.

According to “The Observer, when it’s about technology and web, this is the blog par excellence. But in the real Internet “free spirit”, you can always find aggressive opinions and arguments against traditional media and political power.

Like all charts, this one is questionable, and in fact it caused many negative reactions, because of the presence of some sites, and the absence of others; maybe it would have been more honest (and it would have provoked less arguments) to call the article “The Observer’s favourite 50 blogs”!

giovedì 6 marzo 2008

Simpsonize yourself!

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Non sono molti i programmi per i quali vale la pena passare del tempo davanti alla televisione; per quanto mi riguarda, a parte qualche film, programma di attualità, sport e documentari, il resto si conta sulle dita di una mano… Però, tra questi, ci sono due programmi che non si possono non vedere e, secondo il mio gusto personale, amare alla follia.

Il primo è la serie comica dei Monty Python, il “Monty Python’s Flying Circus”, che nei primi anni 70 ha cambiato il modo di fare televisione e influenzato pesantemente la cultura, non solo in Gran Bretagna, e anche in ambiti "insospettabili" (ad esempio, sapevate che il termine “spam” usato in informatica deriva da uno sketch dei Monty Python?).

Il secondo programma televisivo è la serie “cult” dei Simpson. Ci sarebbe così tanto da dire su questa serie, che la cosa migliore è rimandarvi alle ottime pagine presenti su wikipedia. Vi voglio solo segnalare (cosa che era lo scopo iniziale del mio post) un simpatico sito sul quale è possibile trasformare una foto in un personaggio dei Simpson… come potete vedere qui accanto, io mi sono già Simpsonizzato: Simpsonizzati anche tu!

I think there are not many TV shows that are worth your time, at least on the Italian TV; as far as I am concerned, I like watching good movies, news, sport and documentary films. Apart from these programs, I think there are at last two TV shows that you can’t miss and that I love to death.

The first on is the Monty Python TV series, the “Monty Python’s Flying Circus”, that in the early 70s changed the way TV was made and heavily influenced culture, not only in the UK. It has also influenced the Internet jargon… do you know that the term “spam” comes from a Monty Python sketch?

The other TV show that I love is “The Simpsons”, the animated sitcom created by Matt Groening. There are so many things to say about this series, so I think that the best think to do is to read the excellent pages on wikipedia. I just want to point out (and this was the first purpose of my post) a nice site, where you can morph a photo into a Simpsons-like character… as you can see here, I already Simpsonized myself: why don’t you Simpsonize, too?

venerdì 29 febbraio 2008

The long tail

Some days ago I was reading a technical white paper when I came across an expression I had never heard before: “the long tail”… what is it?

So I decided to Google it, and a new world was revealed to my eyes! I happened to learn some interesting concepts, that here I’d like to share with you.

The “long tail” was used for the first time by Chris Anderson in an editorial that appeared on the Wired magazine on October 2004; it was about the transformations that Internet and the digital technologies are producing to the entertainment market. The success of this article induced the author to publish a book on this topic in 2006 (“ The Long Tail: Why the Future of Business is Selling Less of More”).

The idea that lies behind is quite simple: thanks to new technologies and to the widespread use of Internet, consumers can now acquire “contents” (music, movies, books, etc.) in new formats (e.g. mp3 files) and/or using new distribution channels (e.g. Amazon, iTunes, eBay, etc.). This implies that now we live in the “world of abundance”, because we are not limited anymore in our choices about what we want to read, listen or see. On the Internet we can find any book ever written, and we have a choice far broader than we can have in any bookstore; and we can say the same things about CDs, DVDs, radio stations, etc.

On the other hand, the traditional ways of content distribution are limited by the physical world: there are limitations in the shops’ space (it’s necessary to sell enough copies of any book, CD, etc. in order to pay for the space it occupies), limitations in the reachable audience (any cinema or shop “attracts” consumers from a restricted area), limitations in the frequencies available for radio or TV stations, etc.

These limitations bring (or, at least, contribute) to the “blockbuster tyranny”: only commercial hits can guarantee profitability to shops’ and cinemas’ owners. That’s why almost only “popular” TV shows are broadcasted, only best-sellers are exhibited in bookshops, and only blockbusters are shown at cinemas. So we can say that the “low level” entertainment that we get (at least in Italy) is the market answer to the physical space limitations. In the “traditional” world it’s not possible to provide everyone with the content he desires.

But now things are changing.

Let’s take an on-line music distribution service as an example (say, iTunes). It gives its users the possibility to choose among hundreds of thousands songs. OK, most sales are in the “top 10,000” titles (the same that you could find in a good record shop, like Tower Records); but also all the other songs make some money and, as there’s a huge number of them, the total amount of revenues is considerable. And these revenues are not addressable by a traditional shop, because it does not have those songs at all, as they don’t sell enough to be profitable. iTunes doesn’t have this problems, because the service is purely digital, with no warehouse costs and hardly no distribution costs: for iTunes, any song, even those that cannot be considered “hits” (because the sell few copies), is a success, because it guarantees the same profits of a hit song. And there are much more “non hits” than “hits”!

The demand curve is therefore characterized by a “peak” that corresponds to the few hits, and a long “tail” for all the other titles: this is the “long tail”. A surprising feature of this tail is its size: the market of the “misses” is usually larger than the market of the “hits”! This is why on-line services like Amazon are so successful; Amazon, in fact, gain most earnings from its “low success” titles, the ones that a traditional bookstore do not have on its catalogue.

Another interesting implication is that this data shows that people’s tastes are not so “mainstream”, and that the cultural levelling is caused by lack of choice and alternatives. Almost all songs of iTunes’ infinite catalogue have an audience…

For everybody who sells goods or mass services, the future is in the “long tail”, in the capability to address this “mass of markets” in an efficient and profitable way. These concepts can also be extended beyond the entertainment market, e.g. to the telecommunication services market (the one I am interested in); in this moment, in fact, service providers are transforming (or will soon be obliged to do so) in order to face competition coming from new parts (Skype, Google, etc.). And one of the new revenue sources that have a high potential is the introduction of innovative “niche” services, which address the needs of the long tail.

martedì 26 febbraio 2008

[IT] La coda lunga

English version will follow soon...

Qualche giorno fa stavo leggendo un “white paper” (in inglese) su argomenti discretamente tecnici, quando, nell’introduzione, mi imbatto nell’espressione “long tail”… che sarà mai? Forse faccio la figura dell’ignorante, ma non l’avevo mai sentita prima!

A questo punto non mi resta che “googlare” queste due parole e… BAM!, mi si apre un mondo! Sono arrivato ad apprendere alcuni interessanti concetti, che mi fa piacere condividere qui con voi.

L’espressione “long tail” (o “coda lunga” in italiano) è stata coniata da Chris Anderson in un articolo (apparso su Wired nell’ottobre del 2004) che trattava delle trasformazioni del mondo dell’intrattenimento portate da Internet e dalle tecnologie digitali; lo stesso articolo è stato nel 2006 espanso dallo stesso autore in un libro (che mi appresto ad acquistare), “La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati”.

Il concetto espresso è tutto sommato semplice: grazie alle nuove tecnologie e alla diffusione di Internet, i consumatori possono acquisire contenuti (musica, film, libri, ecc.) in nuovi formati (es. file mp3) e/o attraverso nuovi canali di distribuzione (es. Amazon, iTunes, eBay, ecc.). Questo comporta che adesso viviamo nel “mondo dell’abbondanza”, perché non siamo più limitati nella scelta di cosa vogliamo leggere, ascoltare o vedere. Su Internet possiamo trovare qualunque libro sia mai stato stampato, con una scelta enormemente maggiore di qualunque libreria; e lo stesso si può dire per i CD, DVD, stazioni radio, ecc.

Il modo tradizionale della distribuzione dei contenuti, al contrario, soffre delle limitazioni del mondo “fisico”: limitazioni di spazio nei negozi (ogni libro, CD, ecc. deve poter vendere abbastanza da ripagare lo spazio che occupa), limitazioni nel pubblico raggiungibile (ogni cinema o negozio “attira” consumatori da un’area ridotta), limitazioni nello spettro disponibile per le stazioni radio o televisive, ecc.

È stato questo che ha portato (o quanto meno ha contribuito) all’instaurarsi della “tirannia” del blockbuster: solo i successi commerciali danno la garanzia di poter ripagare i costi sostenuti per la loro commercializzazione. Quindi la presenza esclusiva di programmi “popolari” in televisione, o di best-seller nelle librerie, o di blockbuster al cinema deriva (ovviamente) da questioni economiche che sono però causate dalle limitazioni sopra descritte: i gusti popolari che vediamo imperversare in tutte le forme di intrattenimento sono la risposta del mercato alla mancanza di “spazio” fisico. Nel mondo “tradizionale” non è possibile distribuire qualunque contenuto a chiunque.

Adesso, come dicevo poco sopra, le cose sono cambiate.

Prendiamo come esempio un servizio di distribuzione di musica on-line (come iTunes), che rende disponibile ai propri utenti centinaia di migliaia di canzoni. E se è sempre vero che la maggior parte delle vendite è nelle “top 10.000” (le stesse che si potrebbero trovare in un negozio di dischi ben fornito), le altre vendono lo stesso: magari molto meno, forse una canzone viene venduta solo un paio di volte al mese, ma (visto che si tratta di centinaia di migliaia di titoli) la somma totale dei ricavi su queste canzoni è molto elevato. E si tratta di ricavi ai quali un negozio tradizionale non può puntare, perché non dispone di quei titoli, in quanto venderebbero troppo poco per poter essere profittevoli. Per iTunes il problema non si pone, in quanto il servizio è puramente digitale, quindi senza costi di “magazzino” e pochissimi costi di distribuzione: per iTunes ogni canzone, anche quella che non può essere considerata un “hit” (perché vende poche copie), è sempre un successo, perché garantisce gli stessi margini delle altre. E ci sono molti più “non hit” rispetto agli “hit”.

La curva di domanda è quindi caratterizzata da un “picco” in corrispondenza dei pochi hit, e da una lunga “coda”, che non va a zero, per tutti gli altri titoli venduti: questa è la “coda lunga”. Una caratteristica sorprendente di questa coda sono le sue dimensioni: il mercato dei “mancati successi” è in genere maggiore di quello dei successi commerciali! È su questo risultato che sono basati i successi planetari di servizi come Amazon, che ottiene la maggioranza dei guadagni dai libri meno di successo, quelli che una libreria tradizionale nemmeno ha a disposizione.

Un’altra implicazione interessante è che questi dati mostrano come i gusti delle persone siano effettivamente molto più variegati di quanto si possa pensare, e che l’appiattimento culturale a cui assistiamo è realmente causato da una mancanza di alternative e di possibilità di scelta. Su iTunes praticamente ogni canzone del suo catalogo quasi infinito ha un pubblico…

Per chiunque venda beni o servizi al mercato di massa, quindi, il futuro è nella coda lunga, e nella capacità di indirizzare questa “massa di mercati” in maniera efficiente e profittevole. Questi concetti possono essere estesi anche al di fuori del mercato dell’intrattenimento, potendosi tranquillamente applicare ad esempio al mercato dei servizi di telecomunicazione (che è quello di mio interesse); in questo momento, infatti, gli operatori stanno trasformandosi (o saranno costretti a farlo) per poter fronteggiare la concorrenza che viene da nuovi fronti (Skype, Google, ecc.). Ed una delle fonti di nuovi guadagni con il maggiore potenziale è rappresentata proprio dall’introduzione di servizi innovativi “di nicchia” che indirizzano le esigenze della “coda lunga”.

martedì 19 febbraio 2008

And the winner is...

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Oggi, 19 febbraio, Toshiba ha annunciato l’interruzione dello sviluppo, produzione e vendita di lettori e masterizzatori HD DVD. Il Blu-ray di Sony (fondatore della "Blu-ray Disc Association" insieme a Matsushita, Pioneer, Philips, Thomson, LG Electronics, Hitachi, Sharp e Samsung) ha vinto la “guerra” dei DVD ad alta definizione, dopo che qualche anno fa aveva perso la sfida Betamax contro VHS… una bella rivincita!

Negli ultimi tempi c’erano stati parecchi segnali che indicavano che il Blu-ray stava prendendo il sopravvento, con la scelta esclusiva di questo formato da parte di numerose major (Sony a parte J) e di grandi catene di distribuzione dell’home video, come Blockbuster e Wal-Mart. Senza trascurare il grande successo della Playstation 3, che rappresenta un economico lettore per questo tipo di dischi. Le cifre, per quanto riguarda la vendita di dischi, parlano di un rapporto 70 a 30 in favore del Blu-ray, ma, relativamente alla vendita dell’hardware, si passa ad un ben più netto 93% del mercato in mano al Blu-ray (dati NPD Group). Non dimentichiamo, infatti, che anche produttori di PC come Dell hanno scelto questo formato.

Come in ogni guerra che si rispetti, non mancano le “vittime innocenti”: in questo caso, come in altri nel passato, chi ci rimette sono i consumatori, e nello specifico gli “early adopter” dell’HD DVD… come si sentiranno nell’apprendere che il formato che hanno scelto, e per il quale hanno investito in un lettore e una biblioteca di film, sarà presto estinto?

Guardando la cosa da un punto di vista più “egoistico”, per chi ancora non ha effettuato scelte la fine di questa guerra è un bene, perché sarà possibile procedere all’acquisto di un lettore ad alta definizione senza rischi. E tutto sommato il periodo di esistenza in vita di entrambi i formati è stato breve (un paio di anni), se non altro se confrontato con il decennio di scontro tra VHS e Betamax…

Dal canto nostro, in Italia il 2007 è stato l’anno della fine definitiva del VHS che dovrebbe sparire del tutto (come Home Video) all’inizio di quest’anno. Cresce il mercato del DVD (40 milioni di pezzi venduti e 500 milioni di euro di fatturato, edicole escluse [dati Univideo]) e, con ben altri numeri, anche quello dei formati ad alta definizione.


Today, February 19th, Toshiba has announced its intention to interrupt the development, production and marketing of HD DVD readers and recorders. Sony’s Blu-ray (developed together with Matsushita, Pioneer, Philips, Thomson, LG Electronics, Hitachi, Sharp and Samsung) has therefore won the high-definition DVD war; a great revenge for Sony, that some years ago lost the Betamax vs. VHS war.

In the last few months some signs appeared indicating that Blu-ray was taking the lead: major motion pictures companies (including Sony J), department stores chains like Wal-Mart, and Blockbuster chose this format. Not to mention the success of Playstation 3, that is an rather economical Blu-ray reader. In the US, 7 next-gen DVDs out of 10 are Blu-ray Discs (BD), and 93% hardware is Blu-ray (NPD Group data). We should not forget, in fact, that also PC manufacturer (e.g. Dell) chose this format.

Just like in any real war, there are “innocent casualties” too: in this case, like other times in the past, the consumer is the one who is damaged, and in particular the HD DVD early adopters… how do they feel, knowing that the HD format that they chose will soon be extinct? Who’s going to refund them for the reader that they bought and their HD DVD library?

If we look at this situation from a selfish point of view, however, the end of this war is a good thing for all people that haven’t made a choice yet: now it’s possible to select the Blu-ray format with no hesitation or risks. And this war didn’t last too long, just a couple of years: if we just compare it to the ten-year struggle between VHS and Betamax…

venerdì 15 febbraio 2008

Yahoo!, Microsoft and the others

February 1st, 2008: Microsoft makes an unsolicited bid to acquire Yahoo!; the bid values Yahoo! shares at $31 a share, for a total amount that reaches $44.6 billion (a 62% premium on Tuesday closing price). It seems that, some months ago, Yahoo! already rejected other Microsoft proposals, for a commercial partnership or a merging. Microsoft’s goal, according to the analysts, is the on-line advertising market ($45 billion in 2007, $75 billion in 2010), at the moment dominated by Yahoo!’s main competitor, Google.

February 11th, 2008: Yahoo! rejects Microsoft’s offer. Internet people, however, do not rejoice for the defeat of the Redmond company; looking at Internet tech forums and blogs, in fact, most people believes that “only a union Yahoo!/Microsoft can prevent Google to seize the whole planet”. There are many Google’s “disappointed lovers” that believe that Google’s unique interest is to annihilate competition rather than innovate its services. It’s always the same story: when you are the number one (Google scores 55% of all Internet searches, Yahoo! 17% and Microsoft/MSN only 5%), you are also the most hated…

However, nobody should forget that Yahoo! itself is a company whose unique purpose is to “create value for the shareholders”, as its CEO and cofounder, Jerry Yang, remarked many times during these days. The reason for the rejection, in fact, is that Microsoft’s offer “undervalues the company” and that they won’t consider an offer below $40 per share. Microsoft should offer about $15 billion more…

February 12th, 2008: Microsoft confirms its interest in Yahoo! and declares that they reserve “the right to pursue all necessary steps to ensure that Yahoo!’s shareholders are provided with the opportunity to realize the value inherent in our proposal”… it sounds slightly threatening, doesn’t it? In the meantime, other “giants” come closer, as they realize there’s the possibility they can make a good deal: Google, ready to lend a hand to the old enemies of Yahoo! (a selfless help, in the name of Internet freedom… if you can believe it!); AOL/Time Warner, that in the past was to acquire Yahoo!; and Disney Corporation (by the way, one of Disney’s shareholders is Mr Apple, Steve Jobs).

February 14th, 2008: Internet rumors claim that an offer by News Corporation (owned by Rupert Murdoch) to acquire 20% of Yahoo! is very likely. News Corp owns Sky, Fox News and some tens of newspapers all over the world, and that last year acquired Wall Street Journal. News Corp’s purpose is to integrate with Yahoo! its Fox Interactive Media that also includes MySpace, the popular social networking site. This news is not confirmed, but it made Yahoo! shares reach $30 a share. According to the same rumors, Microsoft is ready to offer (in a couple of days) $35 a share, believing that Yahoo! acquisition is the best way to fill the gap with Google… and to remove on of its major competitors!

Come back for the next episodes of this soap opera!

giovedì 14 febbraio 2008

[IT] Yahoo!, Microsoft e gli altri

English version will follow soon…

1 febbraio 2008: Microsoft presenta un’offerta ostile di acquisizione su Yahoo! a 31 dollari per azione, per un controvalore complessivo di 44,6 miliardi di dollari (62% in più rispetto al prezzo di chiusura del giorno precedente). Sembra che, nei mesi passati, Yahoo! Abbia rifiutato altre proposte di Microsoft, per una partnership commerciale o una fusione. La posta in gioco, secondo gli analisti, è principalmente quella della pubblicità on-line ($45 miliardi nel 2007, $75 miliardi nel 2010), che al momento vede come attore principale il maggiore concorrente di Yahoo!, Google.

11 febbraio 2008: Yahoo! rifiuta l’offerta di Microsoft ma, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il popolo di Internet non esulta ad una sconfitta del gigante di Redmond; leggendo forum e blog degli addetti ai lavori, infatti, si scopre che la maggioranza ritiene che solo “una combinazione Yahoo!/Microsoft può impedire a Google di impadronirsi dell’intero pianeta”. Ci sono molti “innamorati delusi” di Google, che ormai sembra più interessata ad annientare la competizione più che ad assicurare l’innovazione. È sempre la stessa storia: i primi della classe (Google totalizza il 55% delle ricerche su Internet, contro il 17% di Yahoo! e il 5% di Microsoft/MSN, [fonte: Los Angeles Times]) diventano sempre antipatici a tutti…

Non va comunque dimenticato che la stessa Yahoo! è una azienda il cui unico scopo è quello di “creare valore per gli azionisti”, come ha più volte rimarcato il suo CEO e co-fondatore Jerry Yang. Le ragioni per il rifiuto, infatti, sono che per Yahoo! l’offerta è troppo bassa, e che non prenderà in considerazione nessuna offerta sotto i 40 dollari per azione. Microsoft dovrebbe tirar fuori un’altra quindicina di miliardi di dollari! Mi fa un po’ impressione parlare di cifre simili, fatico anche solo ad immaginarle…

12 febbraio 2008: Microsoft ribadisce il suo interesse in Yahoo! e dichiara che si riserva “il diritto di perseguire ogni azione necessaria per assicurare che gli azionisti di Yahoo! abbiano l’opportunità di approfittare del valore della nostra proposta”… suona vagamente minaccioso, no? Intanto altri giganti si affollano alle spalle di Microsoft, fiutando un possibile affare: Google, pronta a dare una mano ad i vecchi nemici di Yahoo! (un aiuto disinteressato, nel nome della libertà di Internet… ma chi ci crede?); AOL/Time Warner, che già in passato stava per acquisire il motore di ricerca; e buon ultima la Disney (che tra i suoi azionisti ha Mr Apple, Steve Jobs).

14 febbraio 2008: voci su Internet danno per molto probabile un’offerta della News Corporation di Rupert Murdoch per l’acquisizione del 20% di Yahoo!. News Corp possiede Sky, Fox News e decine di giornali in tutto il mondo e che lo scorso anno ha acquisito lo storico “Wall Street Journal”; l’idea di News Corp è quella di integrare con Yahoo! la sua Fox Interactive Media, che include anche MySpace, il popolare sito di social networking. Le notizie non sono confermate, ma hanno già portato ad un rialzo le quotazioni di Yahoo! che hanno sfondato quota 30 dollari ad azione. Secondo le stesse indiscrezioni, Microsoft è pronto ad offrire (entro un paio di giorni) 35 dollari per azione, reputando l’acquisizione di Yahoo! la soluzione migliore per accorciare le distanze che la dividono da Google… e per eliminare uno dei più temibili concorrenti!

Prossimamente le prossime puntate di questa telenovela!

[IT] Calcetto 13 febbraio

La serata è fredda (il termometro segnerà 4°C alla fine della partita), ma le condizioni atmosferiche sono perfette per questo ritorno in campo dopo un mese di stop. Siamo all’esordio nel nuovo circolo, il Queen’s Club: il campo, a detta dei più esperti, non è un gran che, duro e con qualche asperità di troppo, ma alla fine non mi sembra che la cosa abbia pesato più di tanto sullo svolgimento della partita.

Sarà che era molto che non giocavamo, ma alle 20 siamo già in 8 in campo; il nono non tarderà molto ad arrivare, così cominciamo a giocare in attesa dell’ultimo, impegnato in una accesa (e ben poco proficua) discussione con “la segreteria” del circolo… ma questa è un’altra storia!

Finalmente, intorno alle 20.25 la partita può iniziare a ranghi completi.

Le squadre sono così composte:

Squadra A: Alessandro, Marco, Ugo, Paolo F, Cristian

Squadra B: Sergio B, Sergio G, Francesco, Paolo S, Io

In maniera abbastanza sorprendente, la partita si rivela essere molto equilibrata fin dall’inizio, ed il risultato fatica ad essere sbloccato.

La squadra B è la prima a segnare, e si porta fino a 2 - 0. Poi, però, il maggiore dinamismo della squadra A si fa sentire e inizia la rimonta che, sulle ali dell’entusiasmo, è coronata da un rapido sorpasso (anche propiziato dagli errori sotto porta della squadra B, e da un po’ di sfortuna, visti i legni colpiti): 4 a 2!

Ma la partita non è finita: a questo punto la squadra B ha un moto d’orgoglio che la porta sul pari, trascinata da Paolo (S), che conferma la regola del calcio che vuole che, tra due fratelli, uno sia nettamente migliore dell’altro (penso che anche Francesco sia d’accordo... :-) ).

Visto l’equilibrio in campo, sembra che un pareggio sia il risultato più giusto, ma proprio nel finale ci pensa Alessandro con un bellissimo gol a ribadire la superiorità (almeno fisica) della squadra A, portando il punteggio sul 5 - 4 definitivo.

Non c’è più tempo per continuare, ormai sono le 21.30 e l’arbitro (o, meglio, il “guardiano” dei campi) fischia la fine della partita. Tutti negli spogliatoi per una doccia calda… si fa per dire: l’acqua calda non era proprio abbondante!

Alla prossima partita, speriamo prima di un mese!